DI ENZO MASTROLONARDO
PIOVONO POLEMICHE SULLA ORGANIZZAZIONE DEI GRANDI EVENTI A CINECITTA' EST
Disagi nelle vie di Cinecittà Est per il concerto di Ultimo.
Una storia già vista: il Giubileo non ha insegnato nulla?
Ci risiamo. Ancora una volta i residenti del quartiere si ritrovano a fare i conti con divieti di sosta che interessano le principali arterie di Cinecittà Est, in particolare via Stefano Oberto e viale Antonio Ciamarra, oltre alle inevitabili modifiche alla viabilità. Per l'intera giornata del 4 luglio saranno inoltre sospese le linee bus 20 e 500. Questa volta è il concerto di Ultimo, pochi mesi fa era stato il Giubileo. Cambiano le occasioni, ma il risultato sembra essere sempre lo stesso: centinaia di posti auto spariscono da un giorno all'altro e migliaia di persone devono trovare una soluzione nel giro di pochissimo tempo. Sia chiaro fin dall'inizio: questo non è un articolo contro il concerto, né tantomeno contro i grandi eventi. Manifestazioni di questa portata richiamano centinaia di migliaia di persone e richiedono inevitabilmente un piano straordinario di sicurezza, di viabilità e di gestione dei flussi. Nessuno mette in discussione questo principio. La domanda che ci poniamo è un'altra: possibile che, dopo tutto quello che è successo negli ultimi mesi, l'unica risposta continui ad essere quella di trasformare le strade del quartiere in un enorme parcheggio di servizio?
Il Giubileo doveva essere un banco di prova
Quando Roma ha affrontato gli eventi legati al Giubileo, tutti abbiamo accettato che si trattasse di una situazione straordinaria. Era ragionevole immaginare che, davanti ad un'organizzazione così complessa, ci sarebbero stati inevitabilmente disagi. Ma proprio perché si è trattato di un banco di prova, ci si aspettava che da quell'esperienza nascesse qualcosa di utile. Ogni grande evento dovrebbe lasciare in eredità un'organizzazione migliore del precedente. Dovrebbe permettere alle istituzioni di capire cosa ha funzionato, cosa invece ha creato problemi e quali correttivi adottare in futuro. Invece oggi abbiamo la sensazione di assistere allo stesso identico copione. Le stesse strade vengono interessate dai divieti. Gli stessi residenti devono affrontare gli stessi problemi. Le stesse domande rimangono senza risposta. Ed è proprio questo che lascia perplessi.
La sicurezza non si discute. L'organizzazione sì.
Spesso, quando si sollevano osservazioni di questo tipo, qualcuno interpreta la critica come un attacco alle misure di sicurezza. Non è così. Garantire la sicurezza di centinaia di migliaia di persone è un dovere delle istituzioni. Se per farlo servono limitazioni temporanee alla circolazione o alla sosta, nessuno pretende il contrario. Il punto è un altro. La sicurezza non può diventare la risposta automatica a qualsiasi critica sull'organizzazione. Le due cose possono e devono convivere. Si può garantire la sicurezza e, contemporaneamente, lavorare per ridurre al minimo i disagi dei residenti. Non sono obiettivi in contrasto tra loro.
Il problema non è il divieto di sosta
Il problema non è il cartello. Il problema è tutto quello che c'è prima del cartello. Perché se un residente scopre quasi all'ultimo momento che dovrà liberare la strada in cui parcheggia abitualmente, il disagio è inevitabile. Molte famiglie non possiedono un box. Molti condomini sono stati costruiti in un'epoca in cui i posti auto erano insufficienti già allora. C'è chi utilizza l'auto ogni giorno per lavoro, chi rientra tardi la sera, chi parte per qualche giorno e lascia il veicolo parcheggiato vicino casa, chi deve accompagnare figli o genitori anziani. Per tutte queste persone, trovare improvvisamente un'alternativa non è affatto semplice. Ed è proprio qui che nasce il problema.
La collaborazione dei cittadini non è mai mancata
In queste ore ai residenti è stato chiesto spirito di collaborazione. È una richiesta assolutamente comprensibile e siamo convinti che, come sempre, la stragrande maggioranza dei cittadini farà la propria parte. Chi vive in questo quartiere ha sempre dimostrato buon senso davanti alle situazioni eccezionali. Ma la collaborazione dovrebbe essere reciproca. Se ai residenti si chiede di modificare le proprie abitudini, spostare l'automobile e affrontare inevitabili disagi, le istituzioni dovrebbero fare tutto il possibile per metterli nelle condizioni di organizzarsi con il giusto anticipo. Non basta chiedere comprensione. Bisogna anche dimostrare di aver fatto il massimo per limitarne gli effetti.
Il tempo è parte dell'organizzazione
È vero che le ordinanze vengono predisposte nei giorni precedenti all'evento. Ma una cosa è la data di firma di un provvedimento. Un'altra è il momento in cui quel provvedimento entra concretamente nella vita delle persone. Per il cittadino conta sapere con largo anticipo che cosa succederà, quali strade saranno interessate, fino a quando dureranno i divieti e quali alternative siano state predisposte. Una comunicazione efficace non consiste soltanto nel pubblicare un'ordinanza. Consiste nel fare in modo che chi subirà le conseguenze di quella decisione possa realmente organizzarsi.
Tor Vergata offre davvero solo questa soluzione?
L'area di Tor Vergata è enorme. Parliamo di spazi pubblici, aree inutilizzate, terreni, parcheggi esistenti e superfici che, almeno in parte, potrebbero essere oggetto di una pianificazione dedicata ai grandi eventi. Possibile che, dopo mesi di esperienza maturata con il Giubileo, nessuno abbia iniziato a progettare un sistema permanente di aree di sosta temporanee? Possibile che ogni volta la soluzione più immediata sia ancora quella di riversare pullman e parcheggi di servizio sulle vie del quartiere? Naturalmente nessuno immagina che esista una soluzione perfetta. Ma tra la soluzione perfetta e il riproporre sempre lo stesso schema esiste un mondo fatto di progettazione, investimenti e pianificazione.
Una città si misura anche da come gestisce i disagi
Le grandi città organizzano grandi eventi. Roma continuerà ad ospitare concerti, manifestazioni religiose, eventi sportivi e appuntamenti internazionali. È giusto che sia così. Ma una città moderna non si valuta soltanto dalla capacità di organizzare un evento. Si valuta anche dalla capacità di proteggere la qualità della vita di chi quei quartieri li abita ogni giorno. Perché chi vive a Cinecittà Est, a Tor Vergata o nelle zone limitrofe non può avere la sensazione che, ogni volta che arriva un grande appuntamento, il prezzo da pagare ricada sempre sugli stessi.
La legittimità non basta
Le limitazioni temporanee alla sosta previste da un'ordinanza sono strumenti che la legge mette a disposizione dell'amministrazione per ragioni di sicurezza e ordine pubblico. Nessuno contesta questo. Ma un provvedimento può essere perfettamente legittimo e, allo stesso tempo, lasciare aperte domande sulla sua organizzazione. La buona amministrazione non si misura soltanto dal rispetto delle procedure. Si misura anche dalla capacità di prevenire i problemi, di imparare dalle esperienze precedenti e di cercare ogni volta una soluzione migliore.
La domanda resta aperta
Alla fine tutto si riduce ad una domanda molto semplice. Se il Giubileo è servito anche a fare esperienza nella gestione di eventi che coinvolgono centinaia di migliaia di persone, perché oggi ci ritroviamo ad affrontare gli stessi identici problemi? I residenti non chiedono privilegi. Non chiedono di bloccare concerti o manifestazioni. Chiedono semplicemente che l'esperienza accumulata in questi mesi non venga archiviata insieme ai cartelli rimossi al termine dell'evento. Perché il disagio di oggi può essere comprensibile. Quello che sarebbe più difficile comprendere è ritrovarsi, tra qualche mese, a scrivere ancora una volta le stesse identiche parole
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