Cosa rende un quartiere un organismo anziché un dormitorio?
Domanda retorica quasi quanto la risposta: I “Servizi”.
Quali? Qui le risposte possono divergere, ma in linea di massima, si può convergere su alcunI fondamentali elementi.
Un quartiere è costituito da interelazioni umane e sociali che rendano una società aperta e inclusiva e questo già sarebbe più che sufficiente per renderlo degno di questo nome.
Quindi torniamo ai cosiddetti <servizi>: collegamenti efficienti, luoghi di aggregazione sociale e culturale etc.
Vorrei aggiungere però un altro tassello alla mia visione, anche se mi accontenterei già volentieri di un una periferia con i suddetti caratteri, organismo autonomo e non parassita della centralità di una città sempre più dispersiva ed alienante.
La mia domanda è: Ci basta “il pane o vogliamo anche le rose”?
In altri termini cosa rende un aggregato urbano più o meno periferico all’interno di una metropoli?
Azzardo un’ipotesi; forse il segreto sta nelle persone invece che nelle cose? Nelle menti di chi occupa gli spazi oltre che negli arredi e nelle mura che pure servono per contenere i corpi e per definire i cosiddetti spazi di aggregazione?
Credo che la risposta a questa domanda definisca il tipo di società civile che vogliamo costruire nel nostro quartiere.
Personalmente mi auguro che si possano trovare spazi di aggregazione e coesione sociale idonei per individui di ogni appartenenza e provenienza ma soprattutto che in questi luoghi ci sia spazio per il DUBBIO, per menti che si interrogano senza necessariamente voler trovare risposte esaustive e definitive. L’unica risposta è nella ricerca e soprattutto nella MERAVIGLIA.
Un quartiere dove ci si possa interrogare e meravigliare (per esempio tramite la lettura di un libro,la visione di un film o di una mostra, l’ascolto di un concerto ma tutto è cultura anche un mercatino artigianale o una festa parrocchiale) e dove la cultura sia a Km 0 è quello che vorrei per Cinecittà Est.
Stefania
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