Faccio parte di un Club del Libro da oltre cinque anni, fin da piccola sono amante dei libri e della lettura, ed ancora oggi sulla soglia dei 70 anni mi sorprendo …a sorprendermi del piacere che da’ questo affaccio sull’anima.
Si, perché leggere non è meramente un processo di erudizione che ci porta a conoscere autori, editori, trame di ieri e di oggi. Leggere è un viaggio interiore, è una disposizione della propria sensibilità ad accogliere il “non atteso”, quanto non era previsto, è un’esperienza della mente che apre nuovi spazi e tocca corde rimaste da tempo inutilizzate.
E se leggere è un viaggio, quale motore ci muove?
Ogni viaggio inizia con un atto di fiducia. Si può scegliere la meta, la data di partenza, il percorso ecc. ma questo non basta a motivarci o ad affrontare le difficoltà, gli imprevisti, la fatica che inevitabilmente sorgeranno lungo la strada.
Si parte solo con un atto di fiducia nei confronti delle persone con cui il viaggio viene condiviso, consentendoci appunto di “affidarci”, unendo i nostri intendimenti a quelli di altri.
Ed ecco così inizia il viaggio fantastico della lettura, dove meraviglia e contenuti si incontrano e insieme fanno conoscere l’uomo all’uomo… svelandoci quanto non sapevamo di sapere.
Nei giudizi che esprimiamo al termine di una lettura emerge in chiaroscuro la nostra persona, le aspettative, i conflitti irrisolti, le fragilità, ma anche chi siamo nei nostri momenti più alti, che non sono necessariamente i più felici, ma sono i più significativi.
L’oggetto fisico “libro” allora non è un supporto materiale, ma entra in pieno in questo gioco serio, in questa relazione con il lettore, dove anche l’odore delle pagine, la consistenza della carta, la rugosità o meno della copertina, i colori della grafica, tutto concorre ad uno stimolo sensoriale importante, e ci spinge in questo percorso straordinario chiamato “lettura”.
In conclusione perciò, il Club del Libro non è solo un’occasione piacevolissima di incontro ma anche, in un momento storico dominato dallo sbandieramento di falsi bisogni e dall’illusoria seduzione del virtuale, un’occasione privilegiata per uscire dal banale, dai cori di urla sguaiate, volgari e inopportune che affollano il nostro quotidiano, lasciandoci finalmente respirare e indicandoci una strada verso la piena conoscenza di noi stessi.
Piera
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